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sabato 27 giugno 2009

http://www.floornature.it/articoli/articolo.php?id=226&sez=3&tit=Jean-Nouvel,Centro-Congressi,%3Cbr%3E-Lucerna,-Svizzera

lunedì 15 giugno 2009

Nuovo Inizio.

e-tube









mercoledì 27 maggio 2009

In between: tra i sogni e la vita reale.

In between: tra i sogni e la vita reale.

Trascendere la realta’ e proiettarsi nel sogno.

Inizierei citando un film, La rosa Purpurea del Cairo, Woody Allen 1985. Il film pone una domanda fondamentale è possibile trascendere lo schermo? Abbandonare la propria natura di esseri ordinari e trasformarsi senza nessun tipo di gavetta artistica in esseri catodici. Negli anni ’90 i transiti tra realtà e sogno televisivo diventano sempre più frequenti. Passata l’epoca in cui talenti straordinari riuscivano a compiere momentaneamente questo salto, grazie a doti innate (sia in positivo che in negativo, perfino nella deriva del ridicolo) in televisione si moltiplicano i programmi che hanno come protagonisti persone comuni, che narrano la propria storia, i fatti straordinari di vite ordinarie. Gli italiani all’improvviso si scoprono essere un popolo di storytellers. Le storie migrano dalla realtà e vengono accolte e rispedite nell’iperspazio catodico. Spesso scopriamo che le storie sono in effetti non reali e recitate da bravi attori, ma ciò non turba la fruizione dello spaccato di vita altrui; ma il marchio d’infamia dell’artificio rimane, rendendo meno cedibili molte operazioni, che se pur di successo, infine esauriscono il loro portato innovativo. Nel 1998 un film importante segna un nuovo punto di svolta tra la vita reale e la proiezione di essa sullo schermo, the Truman show (Peter Weir), l’intera vita di un uomo, inconsapevole, diventa uno spettacolo di successo planetario. La vita ripresa minuto per minuto diviene il palinsesto, avvincente di un mondo che si avvia verso la globalità. Truman diviene un eroe planetario che dispiega il suo potenziale di vita in tempo reale in tutto il globo dalla tv di casa alle proiezioni sugli edifici asiatici. Ma il film svela il limite di questa operazione, non si può trascendere lo schermo senza esserne consapevoli. Nel 1999 il film ED TV (Ron Howard) è un punto di svolta, una persona consapevole, diventa protagonista di uno show, di cui è star indiscussa la sua vita privata. Ma esiste un privato quando si trascende lo schermo? Il suo mondo repentinamente si trasforma, tutti coloro che interagiscono con ED vogliono compiere lo stesso salto, diventare coprotagonisti della vita di ED. Questi due film sono importanti dal momento che spesso i film fissano i capisaldi di acquisizioni sociali, di sdoganamento di alcuni modi di vivere e di idee di nicchia che improvvisamente diventano indispensabili per tutti. Il duemila compie una svolta nel rapporto tra spettatore e protagonista del mondo televisivo, Il Grande Fratello promuove una serie di spettatori a protagonisti, dieci ED chiusi in una casa, scrivono giorno per giorno il loro palinsesto, le loro vite diventano oggetto di culto da parte di spettatori/voyer. Il privato si frantuma, la vita stessa ora si dispiega sotto gli occhi di tutti seppur nella casa/laboratorio. Il confine tra lo schermo è la realtà è ancora segnato da una dogana, il provino è il balzello da pagare per compiere il salto. Il moltiplicarsi di reality show ci permette sempre più di sperimentare la vita altrui posta sotto la lente d’ingrandimento del mezzo televisivo. La voglia di diventare protagonisti dilaga in maniera esponenziale. La presenza del web sempre più capillare, accanto alla tv, ci rende sempre più esseri “leggeri” capaci ora di fluttuare nel cyber spazio, di tessererelazioni sempre più ampie, il nostro continuum di relazioni si stratifica. I piani relazionali si moltiplicano infiniti. Siamo liberi dal balzello, YouTube e i social network ci permettono di mettere in scena noi stessi, dandoci la possibilità di essere se stessi sempre, o di moltiplicare il nostro io all’infinito. Emerge il nostro io interiore, che si reifica dapprima nei blog, in cui l’introspezione è più forte per poi aprire il campo a blog più strutturati ed interattivi, quali facebook in cui l’iterazione diviene forte ma allo stesso tempo ricca di contenuti emotivi che caratterizzano sempre le persone che ne fanno parte. Il privato attraverso le foto, i pensieri, i video, i propri interessi rivelati attraverso l’iscrizione a gruppi specifici ci connota come consumatori possibili, rivelandoci al mondo sempre di più.
Se è vero che la TV invade i nostri spazi in maniera costante è pur vero che spesso noi stessi non siamo mai stati in spazi televisivi e non ne conosciamo le dinamiche, le geometrie e gli artifici. La de Paolis un centro di produzione televisivo posto sulla via Tiburtina potrebbe essere il banco di prova, di questa interazione quotidiana, spiare la televisione nel suo farsi, ribaltare i ruoli; rendere fruibile ciò che è nascosto interfacciandolo con il prodotto finito. L’EMERSIONE diviene la parola chiave di questo modo di guardare alla realtà. Liberare il campo da ostacoli e barriere, sia architettoniche che mentali. I social networks pur aprendoci al mondo ci lasciano confinati in uno spazio chiuso: la nostra camera, ufficio, salotto. A questo punto l’istituto De Paolis potrebbe essere il luogo di ibridazione della realtà e del sogno, il luogo di confluenza.

 EMERSIONE DEL CONTENUTO DEI PASSANTI: THE EMOTIONAL TUBE.

Una struttura tubolare, ispirata ad HEAVEN by Capella Garcia Arquitectura, diviene metafora del percorso che ognuno di noi può esperire nel tubo catodico che diventa in questo caso un luogo fisico percorribile ed aggettivabile. Ognuno potrà riversare nel tubo le immagini, le foto, i diari, pensieri. Il tubo in maniera random proietterà il contenuto sulle proprie pareti interne ed in parte sugli schermi posti sulla strada o lungo la facciata. I passanti potranno interagire con il tubo o semplicemente leggerne il contenuto. Potrebbe il tubo stesso diventare altro un caffè un luogo di incontro, un museo dove il contenuto filmico degli studios possa essere fruibile a tutti, le memorie del luogo potrebbero rivivere lungo le pareti del tubo ed in facciata.

 EMERSIONE DEL CONTENUTO DEGLI STUDIOS:

Il making dei programmi televisivi, in una sorta di presa diretta continua potrebbero emergere insieme al prodotto finito sulla facciata. Tre schermi enormi posti davanti all’ingresso del tubo potrebbero rappresentare una sorta di Landmark, di faro, che proietti il contenuto sia del tubo, che delle televisione, interfacciandoli in diverse modalità. Il passo successivo potrebbe essere quello di entrare fattivamente nel palinsesto proponendo dei contenuti, in locale, che nascano direttamente dagli utenti della tv.

domenica 3 maggio 2009

Appunti leggendo i blog caad


La vita è incontro, i processi più interessanti maturano negli incontri voluti o casuali, con persone o con fatti che mettono in crisi le nostre certezze, che arricchiscono i nostri percorsi di nuove svolte, innescate da un diverso modo di guardare alla stessa realtà. Questa “crisi” ormai quasi un logo/prodotto, quindi meno efficace, perché ormai etichettato, fa scaturire quanto di più originale c’è in ognuno di noi, ci porta a patteggiare il nostro essere giorno per giorno, a non essere mai fermi, mai arrivati perché gli incontri, le possibilità di scambio e crescita, saranno sempre dietro l’angolo per chi saprà coglierle e non si spaventerà nel dover smuovere qualche tassello di un puzzle, da migliaia di tessere che, talvolta, è la propria vita. Se Leonardo oggi fosse tra noi, forse sarebbe un regista, una stella di Hollywood oppure un ricercatore emigrato che lavora felice alla Sorbona, oppure sarebbe passato inosservato, ed infine lo avremmo sicuramente visto all’Isola dei Famosi, dal momento che nel Rinascimento era una celebrità. Dimentichiamo spesso che pur nella genialità, questi uomini si muovevano in un mondo ricco di incontri, di scambi, di personalità eminenti. Erano vette altissime di un mondo che selezionava in maniera fortissima, dal censo all’accesso stesso all’istruzione. Basterebbe leggere un libro sulle corti rinascimentali o barocche per capire quante idee e personalità si muovessero nelle corti italiane ed europee, di come la cultura, in quel tempo, fosse in continuo fermento e subisse delle accelerazioni per quel tempo epocali, seppur minime, rispetto alla velocità di quelle attuali. Pensiamo che rivoluzione fu la riscoperta dei classici, rileggere con un taglio inedito, in una società completamente mutata, gli approdi di una società matura, che affidandosi agli schiavi non portava per esempio fino alle estreme conseguenze le proprie intuizioni scientifiche. Pensate all’invenzione della stampa che svolta nella trasmissione delle idee. Ma in questo magma fluido di informazioni, la posizione dell’artista, dell’intellettuale, dello scienziato erano costantemente in bilico, non legiferate, sull’orlo periodico del precipizio, legate alla variabile volubile del “favore”, sottoposte al veto della censura. Pensate al caso Tasso per non citare i casi ben noti. Il grande apporto del Nuovo Millennio è la pluralità di voci in campo, la soggettività, l’iperIO. La libertà di pensiero e di opinione è alla base delle nostre conquiste. La pluralità è l'orizzonte della nostra azione. Ma nella vastità dell’orizzonte dell’agire, la visione contemporanea del mondo, che si svolge tutto nello stesso istante, mette in crisi l’idea di stessa di scoperta. Nulla è più scoperto, tutto nasce svelato. Inarritu nel film "Babel" da corpo a questa contemporaneità, strutturando il suo film come fosse un lettore di google news che correla regioni e notizie contemporaneamente, creando un legame emotivo tra luoghi un attimo prima insignificanti e sconosciuti ai più. Batterfly effect. La stessa immagine della giapponese sordomuta immersa in un mondo altamente mediatico diviene metafora del nostro essere contemporanei. Ironia della sorte in un mondo che parla e scrive tanto ci sono pochi veri ascoltatori. La velocità delle emissioni è troppo alta. Oggi mi trovavo ad un banco di libri, e guardavo le date di pubblicazione di titoli che sembravano essere interessanti, per poi dirmi: questo saggio del 1976 sarà attuale? Lungimirante? Oggi ci sono pochi rabdomanti che riescono, aldilà del captare la moda del momento, a darci effettive dritte sul futuro. La stessa politica, abusata, si serve di forme arcaiche e parla ad un mondo e a categorie ormai stantie, una a caso l’operaio. Il meccanismo politico stesso non è incrinato dai processi che dovrebbe mettere in moto, e che potrebbero nuocere se messi in atto senza cognizione di causa, ma dai tabu sui quali si regge una società arcaica, che usa l’informazione spesso come orpello decorativo. Ciò che manca oggi nel panorama attuale è l’incontro, lo scambio reale e necessario, non finalizzato ad una fatturazione immediata. La dimensione della scoperta come punto di arrivo di un gioco delle parti che guarda verso un futuro solidale e di benessere generalizzato; proprio di un mondo culturalmente alto che non vede nell’emarginazione un atto da perpetrare per sopravvivere. L’immagine dello schizofrenico che sente le voci, ben rappresenta la degenerazione che potrebbe connotare un mondo che si basa sulla velocità dell’informazione, in questa Babele talvolta sembra difficile prendere posizione. Tutto ciò per dire che mi piace la tua ultima riflessione Andrea, perché ben condensa una visione della nostra realtà attuale.

martedì 28 aprile 2009

Spigolature:Dalì e Hitchcock: un incontro mancato

http://blog.cinema.it/post/167/dali-e-hitchcock-un-incontro-mancato-per-le-scenografie-oniriche-di-io-ti-salvero-1945

Strati mobili. Video contestuale nell’arte e nell’architettura.


Strati mobili.


Strati Mobili, scritto dai fondatori di Elastic, gruppo che si occupa di video arte contestuale, è un libro, che affronta, svelandole, le dinamiche sia procedurali sia estetiche, connesse alla realizzazione di istallazioni video. In un percorso denso di riferimenti storici, di postulati teoretici , di personaggi illustri ed eventi performativi , scopriamo come la video arte sia uscita dalla white box dei musei, per conquistare i campi sterminati della città ed il territorio contestualmente globale. Il libro, diviso in capitoli diacronici, affronta il tema da più direzioni, convogliando il lettore infine in un volo panoramico esauriente su tutto che attualmente ha fatto e continua a fare video arte/architettura. Nella prima parte del libro si pongono le basi teoretiche dell’operare. Gli autori, nel ripercorrere le conquiste della video arte, individuano nei futuristi i precursori delle arti visive. I futuristi, visionari in un’epoca che non offriva ancora la possibilità di esperire e di manipolare l’immagine video, auspicavano l’interazione con l’opera d’arte, desiderando di entrare in essa come protagonisti. Il richiamo alla Bigness, enunciata da Rem Koolas, svela la matrice dell’operare in contesti di grandi dimensioni, coinvolgendo un numero elevato di persone, spettatori/protagonisti dell’evento. La problematica dello schermo e della profondità dello stesso, resa attraverso l’inserimento di layer e piani che dilatano lo spazio all’infinito, individua il modo che la video arte percorre per liberarsi della bidimensionalità dell’immagine, acquisire nuove profondità, inedite capacità di emozionare e spiazzare il fruitore dell’opera. Il campo visivo dei video si allarga e si stratifica, i piani narrativi si moltiplicano integrandosi. I campi della progettazione abbracciano le problematiche della città in maniera trasversale, interpretate da sociologi, architetti, urbanisti ed artisti, fotografi etc. I punti di vista possono a questo punto diventare multipli, teoricamente la macchina stessa può esprimerne uno proprio, discostandosi dal fatto narrativo proprio della coscienza umana. Il libro svela le direzioni che in futuro prenderà la video arte, non si può sicuramente prescindere dalla lettura di questo testo per cogliere le novità che ci aspettano nella descrizione e realizzazione della città. I fatti narrativi, integrati alle facciate, arricchiranno l’architettura stessa di nuove spazialità; potranno restituire identità a parti dismesse della città, nuove suggestioni ad edifici storici. L’integrazioni tra immagini e architettura costruita hanno rivelato nelle sperimentazioni, la capacita di dilatare e metaforizzare lo spazio. Le musica e le immagini non si limiteranno ad essere degli orpelli audiovisivi, entreranno in comunicazione reale con i fruitori, spettatori consapevoli a cui richiederanno sempre più, una interazione reale, un parere. Secondo questa ipotesi l’archeologia del futuro leggerà la città come palinsesto informativo, gratterà le facciate dei palazzi per ricostruirne la storia dispiegatasi nella infosfera.

Stanze Ribelli. Immaginando lo spazio hacker


Stanze ribelli


Stanze Ribelli, di Levi e Schachter, racconta di un atteggiamento, quello hacker, trasposto all’architettura. Per noi comuni utilizzatori di sistemi informatici, sicuramente la parola hacker evoca pericolosi fantasmi, in realtà i cracker, ma scopriremo grazie alla lettura del libro che l’aspetto che pervade questa figura non è quello di antitesi verso la società, intesa come consesso di uomini, ma contro quella che è la società del profitto e dell’alienazione, che vede nell’atteggiamento passivamente recettivo di tutta una serie di messaggi provenienti dal mercato globale, una perdita immane di risorse e di creatività. L’hacker nutre un profondo interesse per le dinamiche sociali e si muove tra le pieghe lasciate libere dal mercato del profitto nell’ordine di creare maggior benessere e consapevolezza, lontano però da logiche consumistiche di mainstream; tutto questo giocato nella logica del divertimento e del gioco. L’architettura vista in quest’ottica è una fare sociale, qualcosa che avvicina gli uomini, rendendoli partecipi di un processo che tende a migliorare le proprie condizioni di vita, benessere e salute. L’operare in reti, a sciame, diviene la base di questa dinamica speculativa, la metafora del gruppo di ciclisti chiarisce bene l’orizzonte in cui ci muoviamo. Il percorso del racconto si snoda individuando nel segno delle avanguardie artistiche del novecento, una serie di esperienze e di modi di guardare all’arte e all’architetture prossime ad esso. Un percorso interessante che muovendosi dai Futuristi, i quali individuavano nelle possibilità nascoste della tecnologia, usata dalla società in maniera deterministica, il loro divertimento; passando per il Bauhaus, dove il gioco ed il divertimento erano alla base del progettare: una modalità di approccio appassionato dalla progettazione, che seguiva l’oggetto dalla sua genesi fino alla messa in produzione. Se si volesse trovare un neo a questo atteggiamento è di sicuro l’anonimato in cui squadre di progettisti valenti lavoravano senza visibilità alcuna. L’operare libero, fragile e piacevole del Bauhaus cessò nel 1933 con la sua chiusura. Questi aggettivi la relazionano all’esperienza editoriale del movimento Letterista di cui Debord fu uno dei protagonisti, con il suo libro Memoires, disegni, scritti di altri autori riassemblati in maniera creativa, avvolti in carta vetrata: un libro, che alcuni, definirono “creato per distruggere gli altri libri”, l’autore lo definì invece come “atto d’amore avvolto in carta vetrata”, una esperienza del libro che ognuno poteva vivere ed interpretare soggettivamente e creativamente. La Yale School of Architecture diretta da Roudolph, propose un percorso innovativo per gli studenti, creando una forte dinamica di scambio tra studenti facoltà ed edificio che definì cross pollination. L’architetto Hejduk apportò una grossa novità in questo tipo di approccio all’architettura, il concepire l’architettura come processo collettivo, arricchito nel suo dispiegarsi perfino da apporti casuali. Gli hacker hanno cercato attraverso dimensioni divertenti, giocose e creative di comunicare le idee alla base del loro agire, che per lo più sono divenute manifeste attraverso interventi fisici. Movimenti come i TOOOL, Fronte di liberazione dei cartelloni, Surveillance Camera Players, Radio Libera, sli stessi skaters, hanno manifestato il loro modo alternativo di guardare alla realtà, le crisi che alcuni sistemi potevano arrecare se usati in maniera non conforme. Sicuramente l’aspetto più interessante del libro è quello che apre uno sguardo ricco di proposte su alcune ricerche attuali che permeano più strati della società, dai committenti agli studenti fino ai professionisti che si muovono in campi creativi come la progettazione di nuovi quartieri ecocompatibili, case low cost, rivitalizzazione di interi brani città abbandonate. Queste esperienze vengono svolte in Laboratori, sul campo e divulgate nei festival. La lettura di questo libro è inestimabile per chi volesse essere partecipe di ciò che si muove nelle pieghe della società attuale, che guarda verso un futuro liberato dai soli interessi economici ed aperto ad abbracciare l’utopia del benessere generalizzato; benessere reificato dalle proposte di uno sciame creativo.

martedì 21 aprile 2009

In between tra il sogno e la vita reale.

Riflessioni sullo schermo.

Il venire alla luce è la metafora che meglio connota la nostra nascita. Sarà questa luce il punto ultimo della nostra ricerca? oppure quante volte si può nascere nella propria vita? Quante luci possiamo collegare ai vari momenti della stessa? Nel film “Intervista con il vampiro”, il neo vampirizzato Luis scopre il mondo in una luce nuova, un mondo ricco di altre suggestioni e di altre creature, compie un salto in una realtà altra illuminata da una luce notturna, che vivifica un universo oscuro prima sconosciuto. Una nuova realtà si apre quindi davanti ai suoi occhi, ineffabile per noi umani. Eppure lo stesso vampiro guarderà la sua ultima aurora con sommo struggimento e riscoprirà con una forte emozione la luce del giorno mediata attraverso lo schermo cinematografico. Un nuovo inizio, il ritorno alla luce che via via con il progredire delle macchine da presa restituirà lui l’emozione perduta dei colori e delle cromie degli oggetti alla luce del sole. Questa film ben descrive la nuove nascite che possiamo avere nella nostra vita, la scoperta di nuovi mondi illuminati da luci diverse. Lo schermo/specchio di “Alice nel paese delle meraviglie” si implementa di significati, non è più la porzione di mondo che è riflesso in esso l’orizzonte della scoperta, la proiezione del nostro io. Il cinema per primo ci estende nell’universo, ci trasporta in altre dimensioni. Ma il nostro transito in quel caso è momentaneo, lo schermo si spegne e ripiombiamo nella realtà. La televisione rappresenta un ulteriore transito, la luce del suo schermo ci segue fin dal momento in cui siamo coscienti, è una luce prossima, una presenza costante, una balia/monitor che ci accoglie. La televisione ci fa partecipi di luci artificiali e reali, ci da l’emozione delle luci altrui. Eppure non potrò mai esperire l’essere inondati dalla forte luce dei grandi spazi americani non vivendoli; eppure riconoscerò questa sensazione quando avrò l’occasione di spostarmi e bearmi di essa. La televisione mero strumento di intrattenimento è la misura di quanto il sogno del cinema si sia esteso nelle nostre vite, è il perdurare di alcune emozioni, la possibilità di viverne di nuove differenti per intensità e per capacità di suscitare interesse. Il mondo delle immagini così prossimo a noi è in qualche modo ancora non manipolabile, rimane lontano da noi. Possiamo dialogare con esso solo attraverso pochi strumenti, ma non possiamo certamente stravolgerne il palinsesto. Ecco a questo punto il sorgere di un nuovo monitor, un personal computer dotato di monitor, un monitor che quando si accende è come se fosse un televisore, capace di darci la stessa emozione del colore e della luce, la differenza epocale è che adesso siamo noi in parte a crearne il palinsesto a muoverci in esso e a scriverne tutti i giorni la storia. Il rapporto tra noi e il nostro “televisore confidenziale” apre nuovi mondi e ci proietta in essi in maniera forte. Nella “Rosa purpurea del Cairo” il protagonista fuoriesce dallo schermo, perché nell’interazione che noi immaginiamo statica, tra il monitor e la realtà, si apre una via di comunicazione che gli permette di innamorarsi di una donna in sala e di trasportarla nella sua realtà. E’ questo che tutti i giorni crea l’interazione con il nostro monitor, reifica i nostri pensieri, le nostre interazioni con altre categorie del reale. La realtà non vive più di solo reale, ma si arricchisce sempre più di suggestioni veicolate attraverso strumenti mediati da sistemi informativi. Immaginatevi quale sia la forza di poter trasportare moltissimi brani musicali con se, di quanto sia cinematografico/televisivo questo piccolo gesto quotidiano.
La colonna sonora che narra e dispiega le immagini dei film e gli stati d’animo diventa una componente forte della nostra vita. Possiamo noi stessi creare una fitta mappa di memorie sonore, collegarle ai luoghi simbolo della nostra vita, muovendoci in essi con lo stupore, la rabbia, l’incanto con cui i protagonisti dei film si muovono nella loro realtà. Possiamo noi stessi definire con una playlist il nostro fattore umorale o farci semplicemente cullare da essa mentre guardiamo assorti le rovine dei fori sull’autobus che ci porta a casa. E se l’interazione tra reale e virtuale fosse patologica giungendo a derive tragiche? Il film Funny Games in due momenti topici: la scena del rewind ed in quella finale affronta la perdita del rapporto con la realtà. Nella scena finale, forse la più significativa, i protagonisti stessi si interrogano coscientemente tra le interazioni tra loro stessi e il mondo dell’immaginazione; la distinzione tra reale e virtuale, svuotata della responsabilità e dell’etica, sarà sicuramente una questione sulla quale il futuro dovrà interrogarsi.




video video video video

lunedì 6 aprile 2009

http://www.nitrosaggio.net/diraimo_script/lez_01/index.html

Link al sito lezione introduttiva allo script

http://www.nitrosaggio.net/diraimo_script/lez_01/index.htm

http://www.new-territories.com/

La piega. Leibniz e il barocco
Di Gilles Deleuze, V. Gianolio
tradotto da V. Gianolio
Pubblicato da Einaudi, 1990
ISBN 880611770X, 9788806117702
206 pagine

lunedì 23 marzo 2009

"E.archdoc Saggio Module"

landscapes,ephifanies, random memories

in YouTube and Ipod Era.


Pubblica post


There is a mobile dynamics involved in the act of viewing films, even if the spectator is seemingly static. The (im)mobile spectator moves across an imaginary path, traversing multiple sites and times. Her fictional navigation connects distant moments and far-apart places...

Atlas of Emotion:
Journeys in Art,
Architecture, and Film
by Giuliana Bruno (New York: Verso, 2002)


Mariano starting his WALKABOUT.



I choose the chapter dedicated to the reification and mental landscape. In my first presentation I had an idea of project named: Landscapes,ephifanies, random memories in YouTube an Ipod Era. I found this subject interesting but how to join this with an architectural process?

The answer is in the Mental Landscape and in a book: The Songlines, by Bruce Chatwin.




This book reveals the cognitive process made by aboriginals through songs, in describing the world and creating an invisible network of street/lines. A totemic narration of the world, in which only the members of the community, can move consciousness, while the others can move simply knowing the theme but not the lyric.



“Walkabout” is the key world.
In the movie Australia the idea of the conscious journey compared to the hyper-conscious “idiot savant” is underlined by adding in the movie, the main theme and images taken by The Wizard of Oz, the yellow brick road.

So, how to leave a sign of ourselves in the landscape, in the spaces we live? How to be ourselves points of an emotional map?


Youtube, Facebook are may be the answer to our desire of leaving a sign. A memory of our time.


Movies create stereotypes activating memories, almost immediately. Our uploads bild up our songline/roads; movies frame the landmarks of our emotional territory.

How to let the world aware about this emotional map in an inedited way and how to be surprised along the emotional journey, unforeseeable in this case?

“The tube”, the television for the American, is a metaphor describing the TV. It is the cathode ray tube where images pass through.

The search of a possible reification of this invisible road network is a journey that, in random mode, gives the possibility of travelling in the emotional territory through a series of projecting means.

A specific project kept my imagination and I believe it could be the answer to my needs, from a strictly formal and functional point of view. The structure I submit is HEAVEN:

by Juli Capella Samper, architect and designer
Lorelay Gazo, collaborating architect
For: Resyrok
Surface area: 92 m2
Address: Port Forum, Barcelona
Dates: From 23 October to 23 November 2008



















HEAVEN – Concept
“Heaven” is the title of an ephemeral space whose purpose is to show off the virtues of a constructional system using a plastic material, developed by the Resyrok company, at the latest Casa Decor fair in Barcelona, Spain, whose theme was “Pathway to a sustainable environment”. Casa Decor is an annual event, which since 1992 has shown the leading edge of interior design and decoration from the most prestigious architects and designers in many cities around the world (such as Madrid, Barcelona, Oporto, Lisbon, Milan, Turin, London, São Paulo and Miami).


More information about it: http://www.yatzer.com1410_heaven_by_capella_garcia_arquitectura





My Concept

This emotional Tube, will be a place where we can leave our sentences, diaries, pictures, videos; all this products, will be made at the moment, put in the tube through an usb device, a camera, a webcam, the pc keyboard and also the lap top.

It’s like a TVBOX, but more powerful.

So all the messages left in a random way will animate the Tube. The products will be uploaded in the tube at moment and then in a random way, to contain and broadcast the memory of the passants

So it’s not important the place in which the Tube will be placed, the focal point is in the interaction the Tube will create in a new way, not only between us and our Pc and then the web, but between us and all people passing in that place in a certain period.

A place that is like the reification of the main page of Facebook, in which in a random way, we can know something about people who passed before. This memory will be projected on the lightened wall, like the pictures, the voice, the part of the MOVIE.

It will be an emotional map of that place.

A map of everyone’s journey discovering the “Tube” .





The book Introduzione alla rivoluzione informatica in architettura reveals the new landmarks characterizing the third wave, Information. New approaching methods to reality, inconsciously assimilated during these years, have been revealed in journeys deliberately near to hypertext. The book goes back over the process evolutionary steps, and it is possible, in the antithesis between functionalist world and the world of information, to trace the rules to be followed to play the game with our present/future. The definition of some important ideas of the classical physics, reread in IT, give the measure in which the cognitive relativity will move away from objective theories, opening new subjective possibilities of a relation between world and information. As a present architect I would like to ask in how can we really enter this reality, touching or modifying it from the inside without stopping to the very surface? Other university have created many departments where they study how to enter into this subject; they have realized a series of works allowing to get through the fourth dimension of the leap, that made of the prostheses the cognitive medium of that reality, let’s talk about the organization of our future research.. ;)



venerdì 13 marzo 2009

CAAD 2009 - IN BETWEEN



Tra i sogni e la vita reale.

“In passato, hanno varcato il piccolo cancello e portico, al numero 521 della Tiburtina, registi come Federico Fellini, Michelangelo Antonioni, Pasolini, Giuseppe De Santis, Elio Petri e, soprattutto, Pietro Germi, che li prediligeva a Cinecitta” .


“Cinquant' anni e oltre di storia del cinema si possono ricostruire rileggendo l' elenco dei film che sono stati girati negli ex stabilimenti De Paolis. Chi ha rilevato gli studios sta mettendo a punto anche una sorta di mostra permanente in uno spazio dove si potra' fare una passeggiata nel passato tra locandine, scenografie e foto di scena di tanti film. Peter del Monte ha girato qui La ballata del lavavetri e Viola di Donatella Maiorca e' stato ricreato, con tanti interni telematici, nel teatro numero 4. E se Monicelli, per una cine puntata dei suoi Amici miei inondo' in passato ben due teatri di posa e un deposito, Ricky Tognazzi ha appena portato sulla Tiburtina il suo ancora inedito Cadaveri eccellenti prodotto dalla Home Box Office americana.”

Grassi Giovanna
Pagina
(11 ottobre 1998) - Corriere della Sera

Gli ex studios De Paolis sono situati in una zona ad alta densità abitativa e commerciale, che si affaccia sulla via Tiburtina. L’edificio si compone di diversi teatri di posa e di una vasta zona commerciale. Attualmente non possiamo rintracciare una unità di intenti, ne una qualsivoglia connotazione, che ci dia l’opportunità di riconoscere l’edificio, per ciò che era e per ciò che potrebbe rappresentare a livello urbano. La grande struttura attualmente non sembra partecipare al flusso della città, ne è volutamente tagliata fuori, l’unica comunicazione che ha con l’esterno è la scritta Studios, che campeggia su uno dei grandi ingressi laterali. Il sogno/illusione televisivo/cinematografico, rimane confinato nel suo scrigno. Sarebbe interessante che questa potenzialità informativa venisse fuori, con tutte le possibili implicazioni del caso. Attualmente l’edificio è in parte deflagrato a causa di un grave incendio doloso. Vorrei segnalare come punti interessanti per un intervento, la facciata, la grande parte deflagrata ed il piccolo centro commerciale. Sicuramente una interazione tra la facciata e la grande massa di gente che in tutte le ore si riversa sulla strada per lo shopping o transita in macchina, sarebbe davvero interessante.


http://archiviostorico.corriere.it/1998/ottobre/11/Nuovo_cinema_Tiburtina_co_10_9810115317.shtml
http://www.fondazionediliegro.it/index.php?option=com_content&task=view&id=72&Itemid=28
http://www.notv.it/forums/la-banda-della-t25659.html?s=1d616cf2b0461be06a6e9dfb6ff8563a&





La via dei simboli ripercorre in maniera chiara il percorso immaginifico/metaforico che ci ha condotto a riconoscerci in determinati edifici/simbolo come connotanti la nostra realtà attuale. L’edificio “come proposta ” diviene il centro dell’offerta culturale. Un edificio che si voglia proporre in maniera interessante non può prescindere dall’avere uno studio approfondito del proprio concept e di ciò che si propone di colmare con la sua nascita. Il richiamo a esperienze formali che in passato avremo definito “altre”, è sicuramente la risposta in architettura ad una nuova concezione del paesaggio mentale, che nella suo sviluppo attuale, sicuramente non può prescindere dall’immagine, dalla metafora quale linguaggio comune al cinema, alla televisione alla pubblicità. La logica del “salto” sembra essere ormai strumento di lavoro quotidiano per interpretare la realtà che ci circonda. In un tempo in cui i grandi catalizzatori sociali del passato sono venuti meno e non sono stati sostituiti da null’altro, la cultura sembra essere una delle vie da seguire per trovare le nostre risposte. Le nostre grandi cattedrali attuali sono i centri di fruizione della cultura, i grandi edifici catalizzatori. La crisi economica attuale fa riscoprire la lettura quale potente veicolo di conoscenza e di possibilità di ricollocarsi nuovamente nella realtà, per ridisegnare la propria vita ed il proprio destino attraverso un nuovo inizio, scritto nei libri.

giovedì 12 marzo 2009

"E.archdoc Saggio Module" VERBS

REIFICARE

1. prendere per concreto l'astratto, cioè considerare concetti, categorie, idee, rapporti astratti, alla stregua di oggetti concreti

mercoledì 11 marzo 2009

University of Music and Performing Arts Graz

lunedì 12 gennaio 2009

skip intro.

http://www.altroteatro.it/pycta/pyctait.htm

venerdì 9 gennaio 2009

"E.archdoc Saggio Module" - Landscapes,ephifanies, random memories in YouTube an Ipod Era.

Landscapes,ephifanies, random memories in YouTube an Ipod Era.

La vita come colonna sonora...
Il sonoro e le immagini come paesaggio...
La musica e le immagini come depositari di memorie attivabili.

"E.archdoc Saggio Module"

giovedì 18 dicembre 2008

"E.archdoc Saggio Module" STEP ONE!




IPER CORPI
VERSO UNA ARCHITETTURA E-MOTIVA
OOSTERHUIS KAS

I‘ve always found interesting in the academic world, always afraid about giving rules and accurate stages about a specific project, those teachers able to give a certain direction, both with clarity and awareness, so that students can fallow it without losing themselves, in the correct way. OOSTERHUIS KAS presents his book as a Manifesto, a guide for those who want to leave a traditional way of looking at the architecture and look at the future. With this book he gives the opportunity to explore the possible worlds within our computers. The work of the architects is then reconsidered: he becomes the sculptor of the information, free from the complete control of the project; he simply becomes a node of the process, that is a continuous and democratic flux in which everyone, even common people, can participate. Architecture itself and his spaces become the places of the Transaction, of the different and contemporary approaches; buildings turn to be the spaces of the input and output, able to metabolize changes, to learn and to interact with the reality and, in some cases, to make also a choice. The landscape becomes mutable and no place is conceived static or well known but everything changes with the passing of time, fallowing the flux/project and its parameters changing from its previous configuration. The project is now a multi subjects process and the game is a good way to approach to it. This game has certain rules that must be followed by every player as in a swarm-like process, by putting in the process itself his intuitions in real time. The architecture, at this point, free itself from the passing of time, finding its own time that is shown to us through his conscious changing. I like this book, but there his a question running in my mind; what if the E-motive house, put in a crazy mode, won’t let me in?




ITO DIGITALE.
NUOVI MEDIA,NUOVO REALE.
MELLO PATRIZIA

“Ito Digitale, Nuovi Media e Nuovo Reale” is a book that, clearly and with a great mastery about the architectural subject, explains the entire work of the Japan Architect. By using a continuous dialog with critics, philosophers and Ito himself, the author illustrates the architect’s entire personal journey, his confrontation with the Media, technologies and experts belonging to different fields involved in his search, in the attempt to conceive a new kind of real. This “new real” draws on the reality we all know but, by re-editing it, gives life to more and more originals outcomes with far-reaching consequences for the present.

mercoledì 5 novembre 2008

Change is Possible!

lunedì 27 ottobre 2008

Se si muove la Quaroni.... pioggia gelo e goccioloni!


Oggi si protesta, aule invisibili come per magia appariranno nel centro storico. Lavagne, studenti, professori e microfoni porteranno turisti e passanti nelle università, pubbliche per definizione e quindi accessibili a tutti. Ma sfortunatamente oggi pioverà, la mia lezione alla Bocca della Verità è stata sospesa, mi dispiace… mi vedevo già a scrivere seduto per terra immerso nei flash dei giapponesi, increduli per questa nuova forma di arte che coniuga monumenti eterni e studenti che studiano materie astruse all’ombra della storia. Una forma di ready-made.

Ma siamo stati giustamente puniti dal clima in quanto incapaci ed ignavi per antonomasia. Ben ci sta! ;) Una scritta campeggia alla Quaroni: La quaroni si è rotta i maroni… oh pauraaaaa ;) immagino che la Gelmini tremi… si circondi di guardie del corpo per questa furibonda Quaroni… ma per favore!!!! non abbiamo mai avuto le palle quindi questo striscione bruciatelo!!! Se avessimo avuto le palle la nostra uni sarebbe stata la più bella e divertente mai concepita!



N.B: gli americani drogati/bloccati dalla paura descritti nei film di Michael Moore rispetto a noi sono delle povere debuttanti tristi perchè hanno un brufolo orribile sul naso...

N.B: la bocca della verità è la risposta... non potendo tagliare la mano a tutti ha scatenato la pioggia su tutta questa ipocrisia ;) ihihiihhiihihihihihihiihi